L’IMI sulla neve

 

La nostra scuola è ovunque, anche sulla neve.

Quest’anno, per la prima volta, anche i ragazzi liceali hanno trascorso quattro bellissimi giorni a Mezzoldo, un piccolo comune bergamasco della Val Brembana.

Partiti carichi di valigie e tanto entusiasmo, il gruppo è arrivato, dopo un breve viaggio, al rifugio “Madonna delle Nevi” .

Le giornate in compagnia del sole e della neve sono passate molto velocemente, in quanto tutti si sono divertiti e hanno provato delle esperienze nuove, come pattinare o ciaspolare in notturna.

Il gruppo, compresi i professori, si è rivelato affiatato; complice la serena convivenza, tutti si sono divertiti, dai “primini” a quelli più grandi, creando così legami che probabilmente dentro le mura scolastiche non si sarebbero mai instaurati. Dagli scherzi di gruppo alle serate di gioco, tutti hanno colto in pieno il messaggio dell’esperienza: “stare insieme fidandosi l’uno dell’altro”.

Il momento più divertente è stato sicuramente quello della “battaglia a palle di neve”, dove tutti, soprattutto i professori, si sono lasciati coinvolgere da un clima di ilarità.

Ciaspolare sotto un cielo pieno di stelle si  è rivelata un’esperienza magnifica; fare scherzi (con notevole successo) ai più paurosi è stata, invece, la parte più esilarante . Se ami il pattinaggio, questo è il viaggio per te: tutti hanno vissuto un’intera mattina al palaghiaccio di Piazzatorre e, nonostante le cadute, il tempo trascorso  in sintonia ha fatto sì che ne valesse la pena.

Quella di Mezzoldo è una gita sulla neve che consiglio di provare a tutti, ricca di emozioni indelebili e nuove amicizie: una delle gite più belle alle quali abbia mai partecipato.

Matteo Ferrario

La generazione iPhone

Poco più di dieci anni fa, esattamente il 9 Gennaio 2007, Steve Paul Jobs presentò il primo modello di iPhone da lui inventato durante la conferenza di apertura del Macword. Nato nel 1955 e morto nel 2011, fondò la Apple.inc, dando vita non solo a uno dei cellulari più amati e venduti da intere generazioni, ma a tutta una serie di prodotti che tuttora mantiene il suo successo nel mercato della tecnologia. Macbook, Iphone, Ipod, Watch series, Ipad.. chi non ha mai sentito nominare almeno una volta uno di questi prodotti? O li ha mai visti nei video musicali più disparati? La risposta è un semplice no. Ma, volendosi focalizzare sull’iPphone come prodotto più conosciuto, chi si ricorderà come era il primo modello lanciato da Jobs…

L’iPhone 2G

Il primo modello presentato da Jobs e chiamato anche iPhone EDGE, il cui processore di base era IOS 1.0, aveva gli stessi colori di base degli altri iPhone e il caratteristico simbolo a forma di mela, di cui è interessante specificare l’origine. La memoria dell’iPhone 2G era pari a 4, 8 o al massimo 16 GB.

Il marchio

Infatti, non è sempre stato questo il simbolo della Apple.inc, dato che inizialmente come simbolo venne rappresentato Isaac Newton seduto sotto a un melo. Ma siccome questa immagine non soddisfò Steve Jobs, questi affidò a Rob Janoff il compito di crearne una nuova. Il grafico quindi decise di mantenere l’immagine della mela, ma fece in modo che questa apparisse morsa in quanto ‘’mordere’’ in inglese è tradotto come bite, e questo termine si avvicina al termine bit e byte del linguaggio informatico. La mela inoltre doveva ricordare il peccato originale per simboleggiare il carattere anticonformistico del brand. Anche i colori erano inizialmente diversi dal simbolo argentato che oggi caratterizza i prodotti di questo marchio.

IPhone 3G

Secondo modello di iPhone, venne annunciato il 9 Giugno del 2008. Il sistema di base era IOS 2.0 ed era disponibile in bianco o in nero. La memoria si estendeva fino a 16 GB.

 

IPhone 3GS

Modello modificato del 3G, venne annunciato l’anno seguente. Il sistema di base era IOS 3.0 ed era disponibile in nero. La memoria si estendeva fino a 32 GB.

IPhone 4

Quarto modello della serie, è il primo a subire notevoli cambiamenti, soprattutto per il fatto che non era più fatto di plastica ma di alluminio. Venne annunciato il 7 Giugno 2010, il processore era

IOS 4.0 ed era disponibile o in bianco o in nero. La memoria poteva essere da 8 fino a 32 GB.

IPhone 4s

Quinto modello, era disponibile in bianco e in nero e il processore di base era IOS 5. La memoria invece era pari a 8, 16, 32 e 64 GB, una novità rispetto ai modelli precedenti.  E’ poi con questo modello che compare sul mercato Apple Siri, l’assistente personale basato sul riconoscimento vocale. Venne messo sul mercato il 28 Ottobre 2011.

IPhone 5

Sesto modello, è il primo modello ad essere disponibile in argento oltre al nero, eclissando così il bianco. Inoltre cambia anche lo slot per caricare il telefono, che diventa più piccolo. L’IOS di base era il 6, e la memoria, come per il modello precedente e quelli fino all’iPhone 7 è di 8, 16, 32 e 64 GB. Venne inaugurato sul mercato il 28 Settembre 2012.

 

 IPhone 5c

Settimo modello, diversamente da tutti gli altri è disponibile in cinque colori abbastanza insoliti, ovvero il bianco, l’azzurro, il verde, il giallo e il rosa, e la ‘’’c’’ stessa indica questo fatto. La capacità è di 8, 16 e 32 GB, mentre l’IOS di partenza era 7.0. Venne inaugurato sul mercato il 25 Ottobre 2013.

 

IPhone 5s

Ottavo modello, finalmente subentra con questo la possibilità di usufruire del tasto touch nonché di un nuovo colore oltre al grigio siderale e all’argento: l’oro. Venne messo sul mercato il 25 Ottobre 2013 e il processore di base era IOS 7.0.


IPhone 6 e 6 PLUS

Nono e decimo modello, con questi invece cambia la grandezza del dispositivo, che diventa di 4,7’’ e 5,5’’. Sono disponibili in grigio siderale, oro e argento, e l’IOS di base era 8.0. Vennero messo sul mercato il 26 settembre 2014.

 

 

IPhone 6s e 6s PLUS

Undicesimo e dodicesimo modello, vennero introdotti sul mercato il 9 Ottobre 2015. Sono disponibili in grigio siderale, argento, oro e per la prima volta in oro rosa, mentre il processore di base era IOS 9.

 IPhone SE

Considerato il diretto successore dell’iPhone 5s, ha però lo stesso processore dell’iphone 6s ed è disponibile anche in oro rosa. Venne messo sul mercato il 5 aprile 2016 e il processore di base era IOS 9.3.

IPhone 7 e 7 PLUS

Questi modelli hanno rivoluzionato totalmente il mondo della telefonia fermata Apple. Infatti, oltre a inaugurare due nuovi colori che dovevano sostituire il grigio siderale, Jet Black e il nero opaco, viene modificata la memoria interna, vedendo così sparire le capienze di 8 e 16 GB, e comparire quelle da 125 e 256 GB. La versione PLUS inoltre è provvista di due videocamere sul retro del telefono. Vennero messi sul mercato il 16 Settembre 2016 e l’IOS di base era 10.2.1.

 

Si possono quindi distinguere dieci generazioni di iPhone, riassumibili così:

  • Prima generazione: iPhone 2G.
  • Seconda generazione: iPhone 3Gs.
  • Terza generazione: iPhone 3GS.
  • Quarta generazione: iPhone 4.
  • Quinta generazione: iPhone 4s.
  • Sesta generazione: iPhone 5.
  • Settima generazione: iPhone 5c e 5s.
  • Ottava generazione: iphone 6 e 6 PLUS.
  • Nona generazione: iphone 6s e 6s PLUS.
  • Decima generazione: iPhone 7 e 7 PLUS.

Nicoletta Lamperti

Via le maschere

Prima della riforma goldoniana del teatro del XVIII secolo, tutti gli attori, tranne pochi personaggi, indossavano vistose maschere che li rendevano immediatamente riconoscibili agli occhi del pubblico. Questi caratteri fissi stereotipati della “commedia dell’arte” vennero poi eliminati solo con Goldoni il quale,inoltre, criticò anche la volgarità in cui era caduta la comicità, la ripetitività della recitazione e le stesse azioni e battute convenzionali oramai prevedibili.

Egli al canovaccio sostituì un copione, in modo tale da assegnare a ciascun attore ruoli non stereotipati e delle battute originali.

Eliminò e modificò gradualmente le maschere, conferendo loro una personalità sempre più marcata, più netta, è così la Commedia dell’Arte divenne “commedia di carattere”.

Ne è un celebre esempio Pantalone:

una famosa maschera veneziana del Cinquecento, mercante ricco e avaro, nemico dei giovani e sempre beffato. Con l’andare del tempo, il personaggio si trasformò in quello di un buon uomo. Fu Goldoni, togliendogli la maschera, a dargli un’impronta definitiva: quella del mercante veneziano, un po’ brontolone ma saggio, equilibrato e generoso. Caratteristici del suo volto sono il naso adunco e la barbetta aguzza; porta casacca, calzoni e calze rossi, cappuccio e soprabito neri, scarpe a punta rialzata.

Un altro interessante e particolare personaggio goldoniano è quello di Mirandolina, protagonista della commedia “La locandiera”.

Espressione della donna forte, autonoma, potente e intraprendente. E’ furba, intrigante e ben consapevole del proprio fascino con il quale strega tutti i suoi clienti. Sfrutta la sua bellezza, la sua ironia e l’ingenuità di numerosi uomini di differenti estrazioni sociali per gestire con successo la locanda di cui è proprietaria. La sua personalità non è per nulla banale e Goldoni la ritrae come una “ donna perfetta” con doti fisiche e morali. Capace di superare le regole e le convenzioni del suo tempo, Mirandolina è una vera e propria donna moderna.

Eleonora Bracaglia e Chiara Rigoldi

Il mondo alla rovescia: la vera storia del Carnevale

Quest’anno cade il 28 febbraio, l’anno scorso è stato il 9 e l’anno prossimo il 13: sempre 40 giorni prima di Pasqua, sempre vissuto dagli studenti come una pausa (l’unica nel corto mese di febbraio) dalle lezioni. Il carnevale, ormai da tempo, sembra star perdendo il suo fascino originario e se i bambini si divertono a mascherarsi e a lanciare coriandoli, gli adolescenti lo vedono come il weekend lungo da sfruttare per riposarsi, recuperare nello studio o, per i più festaioli, una scusa per far baldoria.

In realtà non è stato sempre così perché questa festa ha origini antiche e molteplici sono stati i modi di festeggiarlo nei secoli.

Infatti sebbene noi colleghiamo sempre il carnevale al tempo che precede la quaresima, esso è anteriore al cristianesimo e probabilmente risale ai saturnalia romani, nonostante assunse la forma che conosciamo soltanto durante l’Alto Medioevo, quando nacque anche lo stesso termine.

Nel lontano 965 infatti compare in un atto la parola carnelevare che indicava uno dei tre periodi dell’anno in cui si effettuava il pagamento dei censi a un’abbazia, soltanto in seguito infatti con tale termine si incominciò a designare il tempo precedente alla quaresima, vissuta come un periodo di difficile penitenza e digiuno.

Il carnevale divenne ben presto il periodo dell’anno in cui fare tutto quello che in quaresima era vietato: i due periodi venivano sentiti infatti come in forte contrasto, basti pensare che durante il Medioevo il carnevale si festeggiava con feste e banchetti, tutti all’insegna dell’alimentazione carnea.

A partire dal XII secolo inoltre si diffuse l’abitudine di porre in atto dei “combattimenti” tra categorie diverse di una stessa città. Anche allora, come oggi, coloro che si divertivano di più erano i giovani: gli studenti delle città universitarie organizzavano giochi e riti violenti per sfogarsi dopo mesi di interminabili lezioni.

Il tema allegorico del contrasto tra carnevale e quaresima è ben rappresentato nel dipinto di Pieter Bruegel il Vecchio in cui, come in un duello cavalleresco, un personaggio armato di spiedo a cavallo di una grossa botte si scontra con una figura magra ed emaciata di fronte a lui: la quaresima. Il quadro esprime tutta l’ilarità propria di questo periodo in cui era come se si creasse un regno a se’, in cui i ruoli erano invertiti e le sventure della vita quotidiana venivano prese in giro con il tentativo di esorcizzarle.

Proprio per questa tendenza a creare una sorta di “mondo alla rovescia” si è spesso ritenuto erroneamente che il carnevale fosse una critica sistematica alle forme di potere, ma in realtà il suo scopo non si distanziava poi molto da quello contemporaneo: creare un diversivo nella frenetica vita di tutti i giorni, colma di impegni e doveri, ed essere una sorta di sua parodia caratterizzata più da un tono burlesco che di denuncia.

Il carnevale è ed è sempre stato sinonimo di risata, spensieratezza e, per la Chiesa altomedievale, di peccato. Poiché infatti secondo un vangelo apocrifo, Cristo non aveva mai riso in vita sua il cristianesimo condannava il riso come cosa da buffoni, mentre al contrario il modello cui ispirarsi, il prototipo del fedele era il monaco, identificato come is qui luget, colui che piange.

Ma davvero l’uomo medievale non rideva? A giudicare da come onorava la tradizione del carnevale sembra proprio di no e anzi gli stessi preti ricorrevano a battute di spirito nelle loro prediche: è lo stesso Dante a riferircelo nel Paradiso dove condanna i predicatori che fanno uso dell’ironia per spiegare le Sacre Scritture, accusandoli di prendersi gioco di esse.

Sicuramente sul piano teorico i medievali erano molto rigidi, ma poi concretamente sapevano come divertirsi e questo ce lo dimostra il lascito che ci hanno lasciato: una festa che celebra la natura gioiosa dell’uomo, che si prende gioco delle sue paure e dei suoi problemi.

Questa festa che spesso ci sembra un po’ improvvisata e senza senso è in realtà ricca di significato: è un invito a non prendere le cose troppo sul serio, dimostrazione che l’ironia è la migliore arma contro le difficoltà.

Per cui godetevi questo carnevale 2017 e ricordate: a carnevale ogni scherzo vale!

 

Beatrice Fumagalli

I carnevali più pazzi del mondo

Anche quest’anno è arrivato il Carnevale una festa pazza che ci permette di essere, per una giornata, chi vogliamo.

Qual è l’origine di questa scatenata festività?

I libri di scuola non rivelano molto a riguardo ma già i greci e i romani lo festeggiavano e, già allora valeva il motto: “ a Carnevale ogni scherzo vale”: infatti gli schiavi, durante questa giornata, erano liberi e promossi a padroni, non si rispettavano le regole, sovvertendo i ruoli consuetudinari. Oggi invece, come lo si festeggia? C’è chi lo festeggia tirando migliaia di arance, chi facendo carri giganti e chi ballando come un matto.

Ho fatto un brevissimo “giro del mondo” per farvi scoprire i carnevali più insoliti e bizzarri.

In Italia, tra i carnevali più famosi abbiamo: Ivrea, Mamoiada, Viareggio e Venezia.

A Ivrea, ogni anno si svolge la battaglia delle arance, nella quale centinaia di aranceri, sui carri o da terra, si sfidano tirandosi addosso migliaia di arance. Quelli a terra indossano costumi con campanelli alle caviglie e casacche semiaperte sul davanti, in modo da contenere una scorta di “munizioni”; quelli  sui carri, invece,  hanno costumi imbottiti e maschere di cuoio con grate di ferro per riparare il viso.

Il carnevalle di Mamoiada, in Sardegna, è molto particolare perchè sfilano i Mamuthones, uomini travestiti con pelli ovine, maschere di legno d’ontano o pero selvatico dall’espressione sofferente o impassibile e  sulla schiena portano “sa carriga”, campanacci dal peso di circa 30 kg, legati con cinghie di cuoio, mentre al collo portano delle campanelle più piccole. I campanacci, fino a non molti anni fa, venivano forniti in via amichevole da pastori che recuperavano i pezzi più malandati o li prendevano direttamente dal collo delle loro bestie. I “sonazzos” sono dotati di “limbatthas”, batacchi costruiti utilizzando le ossa del femore di pecore, capre, asini o altri animali. I Mamuthones sfilano in gruppi di dodici rappresentando i mesi dell’anno.

A Venezia il Carnevale ha origini molto antiche, nasce infatti nel 1094. Ogni anno, la prima domenica di festa, per decretare l’inizio del Carnevale, una persona nota viene calata dal Campanile di San Marco verso Palazzo Ducale (dopo essere stata assicurata ad un cavo metallico).

A Viareggio, ci sono carri di cartapesta giganti. Questi carri possono essere alti anche 20 metri e sfilano sul lungomare della città. La tradizione della sfilata di carri a Viareggio risale al 1873, quando alcuni ricchi borghesi decisero di mascherarsi per protestare contro le troppe tasse che erano costretti a pagare.

In Belgio, molto famoso, è il Carnevale di Binchee che nel 2003 è stato dichiarato dall’UNESCO, patrimonio morale e immateriale dell’umanità. Migliaia di uomini, i Gilles, scendono in strada con cappotto e pantaloni nero, giallo e rosso (i colori della nazione), una cintura di campanelli, zoccoli di legno, un cappello di piume che pesa tre chili e una maschera di cera. I Gilles possono muoversi solo accompagnati da un suonatore di tamburo, non possono sedersi in pubblico e per devono essere originari della città.

Negli USA, a New Orleans, coloro che sfilano in corteo lanciano sulla folla strisce di carta colorata, coriandoli, piccoli giocattoli e riproduzioni di monete da un dollaro con impresso il logo dei krewe cioè i gruppi che organizzano le sfilate.

In Sudamerica avviene quello che è il carnevale più famoso del mondo: quello di Rio de Janeiro in Brasile. Nel 2015 ha battuto il record di turisti portando nella città carioca un milione di persone. La sua particolarità è la partecipazione alla parate di tutte le scuole di samba, (il popolare ballo brasiliano,) che si preparano tutto l’anno, per poi sfidarsi a colpi di danza e coloratissime coreografie. Le parate durano quattro notti, e fanno parte di una competizione ufficiale suddivisa in sette divisioni alla fine delle quali una scuola verrà dichiarata vincitrice dell’anno.

Rio de Janeiro è il primo e il più famoso dei Carnevali brasiliani. Le sue origini risalgono agli anni trenta del XIX secolo, quando la borghesia cittadina importò dall’Europa la moda di tenere balli e feste mascherate, molto in voga a Parigi.

Sempre in Sudamerica, sul lago Titicaca, in Perù, c’è il curioso carnevale di Puno: dura diciotto giorni ed è contraddsitinto dalla “diablada”, una parata dove migliaia di persone sfilano ballando con la caratteristica maschera rossa e nera di un demone.

Dopo questa carrellata di notizie sul carnevale spero di avervi incuriosito e spinto ad andare a visitarne qualcuno.

Buon Carnevale a tutti!

Francesco Vista

8 marzo: non mimose ma diritti

 

È stata una rivendicazione dei diritti su scala mondiale, non accadeva da tempo. Oltre 50 paesi hanno aderito allo sciopero globale delle donne, rilanciando l’Otto Marzo, recuperando il senso di questa data, non di festa e retorica delle mimose, ma una denuncia della mancanza di diritti e di una parità di genere ancora lontana dall’essere raggiunta.

La ricorrenza ha radici antiche, prima fra tutte la grande manifestazione dell’8 marzo 1917 a San Pietroburgo, che vide una folla di donne protestare contro lo zar per la partecipazione alla Prima guerra mondiale. Un evento epocale, a cui seguirono altre proteste e viene considerato l’inizio della “Rivoluzione russa di febbraio”; la data verrà scelta per rappresentare, qualche anno dopo, la “Giornata internazionale dell’operaia” dalla seconda conferenza internazionale delle donne comuniste.

Oggi le donne hanno fatto grandi passi avanti in molti settori. In media il 48% delle giovani adulte tra i 25 e i 35 anni ha un titolo di studio superiore ai coetanei maschi. Dal 1980 ad oggi la media delle lavoratrici è aumentata dal 39% al 45%. Eppure in tutto il mondo il genere ha ancora una influenza in ambito lavorativo, a favore dell’uomo. Secondo una recente ricerca del World Economic Forum, la parità nelle opportunità economiche non è stata raggiunta in nessun Paese.

Eppure quest’anno non è il lavoro a spingere le donne a manifestare, o almeno, non soltanto i temi delle pari opportunità. Obiettivo principale dello sciopero globale è la scrittura di un piano contro la violenza maschile sulle donne in tutte le sue forme; un documento a cui stanno lavorando centinaia di donne. Secondo l’Organizzazione mondiale dalla sanità siamo di fronte a un problema di proporzioni globali enormi, che colpisce un terzo delle donne e delle ragazze nel mondo. Negli ultimi 10 anni infatti, sono stati registrati 1740 femminicidi e 6 milioni 790 mila episodi di abusi. Un fenomeno mondiale dunque, ben radicato nelle società, che ha visto reagire e mobilitarsi le donne di tutto il mondo e che nel nostro Paese ha avuto come punto di partenza la manifestazione nazionale contro la violenza, lo scorso novembre, con oltre 200 mila persone al grido di “non una di meno”. Ovvero nessuna donna in meno a causa del femminicidio o a cui sia impedita la libertà di scelta sul proprio corpo e sulla propria vita. In fondo siamo un Paese dove il reato di stupro è diventato un crimine contro la persona e non contro la morale nel 1996 e dove il delitto d’onore è scomparso nel 1981.

Oggi, abbiamo i flash mob e le scarpette rosse. Ma abbiamo anche tante vittime, ma anche se fosse una sola viene da dire: basta. Perché oltre alle manifestazioni, che certamente hanno l’utilità di attivare un cambiamento culturale che passa per la presa di coscienza della propria condizione, in particolare tra i giovani, oggi in Italia i mezzi per azzerare i femminicidi ci sono; ma voltare la testa dall’altra parte, sembra, come spesso succede, la migliore soluzione. O forse, la più conveniente.

Giulia Porrino

Correva l’anno: 1517 La Riforma protestante

Esattamente 500 anni fa il monaco tedesco Martin Lutero affiggeva le 95 tesi contro la Chiesa di Roma, a Wittemberg. In segno di protesta contro la corruzione del clero e della chiesa Lutero diede vita ad una nuova via del cristianesimo: il Protestantesimo.

È esattamente il 31 ottobre 1517 quando il monaco e teologo tedesco Martin Lutero affigge le 95 tesi contro la chiesa di Roma. Un evento che ha cambiato in maniera permanente il mondo cristiano. C’è da sottolineare che in quel tempo la Chiesa non era certo una guida morale o spirituale da seguire come oggi potremmo noi intendere. Corruzione, nepotismo e simonia erano diffusi nella chiesa cattolica di quel tempo. Il culmine viene raggiunto quando l’allora pontefice Leone X Medici elabora un machiavellico stratagemma: per abbellire la Basilica di San Pietro occorrono molti soldi e le casse dello Stato della Chiesa sono prive di fondi. Così il Santo Padre nomina arcivescovo di Magonza il principe Alberto di Brandeburgo, dandogli il permesso, con la collaborazione della Banca Fugger, di organizzare una scandalosa vendita di indulgenze. L’indignazione di Lutero è tale che lo spinge ad agire nel modo più drastico: il distacco dalla Chiesa di Roma. Il papato probabilmente non si aspettava un tale successo del monaco tedesco: ben presto la dottrina Luterana si diffonde in tutta Europa. Il Concilio di Trento tenta di risolvere la corruzione del Clero ma non ricuce i rapporti con i Protestanti proprio perché il clero cattolico supponeva che la responsabilità fosse solamente dei protestanti e quindi era determinato a trovare i loro errori e non i propri. Infatti i rapporti tra cattolici e protestanti rimangono sempre molto conflittuali. La Chiesa Cattolica con uno spirito, verrebbe da dire crociato, tenta di imporre con la forza il proprio dominio sugli stati Protestanti. Questi però riescono sempre a difendersi, orgogliosi della propria identità. La guerra fra Cattolici e Protestanti più famosa è la forse la Guerra dei Trent’anni, conclusasi con la Pace di Vestfalia nel 1648.

Negli ultimi cinquant’anni sia Cattolici che Riformati si stanno impegnando per costruire un rapporto pacifico in un modo molto più costruttivo di tante guerre: il dialogo. Cattolici e Protestanti, nel 2014 si sono riuniti per ricordare la nascita di questa nuova via del Cristianesimo. Tra gli altri è emerso anche il seguente interrogativo: si commemora la divisione di una Chiesa o la tolleranza reciproca che si è raggiunta nell’ultimo secolo?  Oggi Cattolici e Protestanti vivono in modo molto più pacifico del 1500 anche perché hanno imparato ad accettarsi e hanno riconosciuto i propri errori, commessi da entrambe le parti. Quest’anno sono molti i concetti e le azioni che vale la pena ricordare. Non gli errori e le guerre, ma la tolleranza religiosa che oggi c’è tra le due chiese e la loro unione, perché la questione più importante consiste nella fede che accomuna le diverse anime del Cristianesimo: Protestanti, Cattolici e Ortodossi credono tutti nell’insegnamento di Cristo.

Molti stati d’Europa oggi sono di religione Protestante, altri di religione Cattolica. Dal punto di vista geografico possiamo dire che nel Nord e nel Centro Europa (terra di origine di Lutero) si è maggiormente diffuso il Protestantesimo, nell’Europa meridionale il Cattolicesimo è la dottrina dominante mentre nell’Europa Orientale il maggior numero di abitanti professa la religione Ortodossa. I principali paesi di religione Protestante sono i Paesi Bassi, la Gran Bretagna, la Danimarca, l’Islanda, la Norvegia, la Svezia, la Danimarca, la Finlandia, la Germania, la Svizzera. Sono ancora vivi i ricordi di un burrascoso passato, ma lo è ancor più la speranza di un futuro di tolleranza da ambedue le parti, ancora tutto da scrivere.

Alongi Letizia

Bigatti Chiara

Cereda Marco

Rotondi Francesca

Il Carnevale made in Italy

Il carnevale è indubbiamente una delle feste più rappresentative dell’Italia, come ad esempio quello di Venezia, conosciuto in tutto il mondo. Ma il capoluogo veneto non è l’unico ad essere celebre per questa festività nel nostro Paese, infatti ce ne sono di famosi anche a Fano, Sciacca, Ivrea, Acireale e Viareggio.

Partiamo da qualche cenno storico: la parola “carnevale” venne coniata nel 1094 dal Doge Vitale Falier, con il significato di “eliminare la carne”, siccome indicava il banchetto del Martedì Grasso antecedente il periodo di digiuno della Quaresima. Le sue origini sono datate ai tempi degli antichi greci e romani, che celebravano rispettivamente le Dionisiache e i Saturnali. Il significato simbolico di tali celebrazioni era quello del rinnovamento, al quale seguiva un ritorno all’ordine e alla compostezza, finito il carnevale di quell’anno e in attesa di quello successivo.

Iniziando con il più conosciuto, ovvero il sopracitato carnevale di Venezia, esso ha origine nel 1094, mentre viene dichiarato ufficialmente festa pubblica nel 1296. Uno degli aspetti che più lo caratterizza è sicuramente la maschera, tramite la quale si può celare la propria identità e annullare qualsiasi forma di appartenenza ad una classe, sociale, religiosa o di genere che sia. In quel periodo vi erano numerose attività diverse da quelle quotidiane, fra artisti di strada, vari tipi di esibizioni e la vendita dei più svariati prodotti provenienti da tutto il mondo, che facevano passare in secondo piano le attività quotidiane. Dal 1271 iniziarono ad esserci scuole per produrre maschere e costumi e l’usanza si diffuse rapidamente e ancora oggi perdura. Il massimo splendore però fu nel 1700, secolo in cui il carnevale di Venezia venne conosciuto a livello internazionale e diventò meta di numerosi turisti, attratti dalla sua fama e dal suo fascino.

Per quanto riguarda il periodo moderno e contemporaneo, nel 1797 alcune occupazioni straniere con conseguenti ribellioni interruppero i festeggiamenti, che ripresero in maniera ufficiale solo nel 1979, e che nel corso di poche edizioni porteranno il carnevale di Venezia a risorgere e a tornare ad essere meta ambita di migliaia di visitatori provenienti da ogni parte del globo.

Sempre parlando di antiche tradizioni non si può tralasciare lo storico Carnevale di Ivrea, istituzionalizzato nel 1808 dalle autorità napoleoniche che si occupavano del governo della città per rimpiazzare i riti carnevaleschi rionali, unico carnevale nella penisola a poter vantare una tradizione ininterrotta.

Il simbolo con cui si identifica il carnevale di Ivrea è la celebre battaglia delle arance, che si svolge durante la domenica, il lunedì grasso e il martedì grasso nelle principali piazze della città. Tradizione iniziata con il lancio di fagioli, si estese a lupini, fiori, confetti e coriandoli, fino ad arrivare alle arance con il XX secolo, ma solo con il secondo dopoguerra saranno ufficializzati i primi carri da getto e le squadre di aranceri, che diverranno il simbolo delle lotte fra popolo e aristocrazia. Tali squadre sono: Aranceri Asso di Picche, Aranceri della Morte, Aranceri Tuchini del Borghetto, Aranceri degli Scacchi, Aranceri Pantera Nera, Aranceri Scorpioni d’Arduino, Aranceri Diavoli, Aranceri Mercenari e Aranceri Credendari.

Un altro carnevale emblema dell’Italia è quello di Viareggio, caratteristico in special modo per i carri. Questa tradizione nacque nel 1873 come segno di protesta da parte della borghesia, proseguendo anche per i decenni successivi, fino alla Prima guerra mondiale, periodo in cui ci fu un’interruzione delle festività a causa del conflitto in corso, ma che ripresero nel 1921. Il materiale attualmente utilizzato per la creazione dei carri è la cartapesta, levigata per mezzo di carta vetrata e in seguito colorata, mentre in passato ne venivano usati altri, dalla tela allo stucco.

Facendo invece un salto indietro nel tempo, non si possono non citare i festeggiamenti carnevaleschi di Firenze sotto Lorenzo il Magnifico, che si occupò di dar fama a questa ricorrenza e fu autore dei Canti carnascialeschi, il più conosciuto dei quali è Il trionfo di Bacco e Arianna. Nonostante questo testo inneggi alla spensieratezza, ricorre il verso Chi vuol esser lieto, sia: di doman non c’è certezza, come fosse un ammonimento ed un invito a godere di libertà ed allegria finché il tempo lo permette, prima che arrivi un futuro malevolo pronto a sottrarci i piaceri della vita terrena; dietro all’apparente frivolezza del canto c’è infatti un invito a prendere il carnevale come un modo per fuggire da una realtà più incerta e lasciarsi abbandonare ai diletti.

Giada Muzio

Un universo di Lego

lego-bricks

Lego: coloratissimi mattoncini assemblabili usati dai più piccoli (e non solo) per  creare qualsiasi cosa si voglia.

 Questi famosissimi blocchetti nascono da un’idea di Ole Kirk Kristiansen, produttore di giocattoli danese che un giorno, ben sessantotto anni fa, ideò i mattoncini che inizialmente erano in legno e non componibili. Col passare degli anni questi vennero rivisitati diventando prima assemblabili e dopo molti anni, in plastica. Kristiansen decise di chiamare la sua azienda Lego, ovvero Leg Godt che significa gioca bene.

 Questo gioco infatti sviluppa l’esperienza sensoriale del bambino oltre alla sua capacità creativa ed è vivamente consigliato da tutti i pedagogisti. Per questo motivo tutt’oggi la Lego è una ricca  multinazionale che produce vaste gamme di giocattoli, dai più semplici a quelli ispirati ai supereroi.

Sfruttando questo gioco da mesi ha spopolato in ogni città del mondo la mostra Art Of The Brick , un assemblaggio di oltre un milione di mattoncini che riproducono quadri e sculture di ogni genere. L’idea è venuta in mente all’avvocato americano, Nathan Sawaya che stanco della sua vita monotona è tornato nel mondo creativo dei Lego, passione coltivata fin da piccolo.

A soli 5 anni infatti il piccolo Nathan ricevette la sua prima scatola di Lego e iniziò a scatenare la sua creatività. Oggi è un artista molto affermato con atelier a New York, Los Angeles  e mostre per tutto il mondo.

Questa  offre più di cento sculture dal  “Il pensatore” al dinosauro di dimensioni da far girar la testa, dalla Gioconda di Leonardo  alla Notte Stellata di Van Gogh in 2D e 3D allegre e colorate. Una mostra per tutte le età che ha lasciato a bocca aperta grandi e piccini. Gli spettatori, oltre ad osservare le sculture, hanno potuto divertirsi nelle apposite aree gioco e mettersi alla prova con i mattoncini.

La mostra è arrivata anche in Italia  facendo tappa a Milano (che è rimasta fino al 29  gennaio) e a Roma.

La location scelta per l’esposizione a Milano è stata la Fabbrica del vapore, in via Procaccini 4 occupando ben 1600 mq tra opere di ogni genere.

È stupefacente come l’artista sia riuscito con una precisione certosina a riprodurre opere di grande valore artisto-culturale . L ‘artista per produrre tutto ciò  è stato portato a sviluppare un processo creativo basato sul libero gioco, da molti considerato come una vera e propria rivoluzione nel mondo dell’arte.

Che si può dire d’altro? È affascinante come l’arte si possa creare dal nulla, da semplici giocattoli usati dai bambini e come la creatività venga plasmata con semplici mattoncini.

Amira Rimoldi

Anno nuovo, vita nuova!

Il nuovo anno è già iniziato, ma come fare per renderlo migliore dei precedenti?

Ecco alcuni buoni propositi per il 2017 da cui prendere spunto!

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Viaggia e fai nuove cose!

Nessuno smette mai di conoscere, ogni anno scopri tantissime cose nuove. Affronta questo 2017 con curiosità e rendilo pieno di avventure e ricordi indimenticabili.

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Tranquillo!

Affrontare ogni situazione con più leggerezza senza essere in un continuo stato d’ansia e guardare con un’altra ottica i problemi ti aiuterà a riuscire meglio in ciò che fai e a non creare in te situazioni di stress e stanchezza. Cogli l’attimo e cerca di non pensare ai tuoi problemi quando non è indispensabile. Ricordati che il più delle volte è la tua testa a ingigantire gli ostacoli che ti separano dal tuo obiettivo!

3

Conduci uno stile di vita sano

Anche se forse è uno dei propositi più scontati, è sicuramente uno dei più importanti. Prendersi cura della propria salute ogni giorno è fondamentale per vivere bene. Allora perché non iniziare a mangiare sano e fare più attività fisica? Se sei pigro o non hai voglia di rinunciare a certi cibi inizia ad introdurre nuove abitudini come per esempio bere 2 litri di acqua al giorno, camminare di più e allenarsi per soli 10 minuti a casa, questo potrebbe incentivarti gradualmente ad iniziare a migliorare il tuo stile di vita.

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Fai un pieno di autostima

Perché rinunci a vivere certe esperienze a causa del tuo “non sentirti abbastanza”? Smettila di sentirti inferiori agli altri e credi in te in ogni circostanza per affrontare meglio le sfide della vita e i rapporti con gli altri. Ricorda che nessuno crederà in te se non sarai il primo a farlo.

5

Metti da parte il telefono e vivi!

Questo proposito non vuol dire “usa meno il telefono”, frase che tutti ti ripetono sempre, ma semplicemente ti invita a riflettere su quanti e quali momenti potresti vivere “di più” se solo mettessi via il tuo inseparabile smartphone. Non limitarti ad avere amici sui social, cerca di conoscere le persone nella vita vera.

6

Ascolta e cerca di capire

È fondamentale farsi una propria idea sulle cose e non farsi influenzare delle idee altrui, ma allo stesso tempo è importante confrontarsi con chi non ha un’altra visione del mondo. Come tu  vuoi essere ascoltato ed essere preso in considerazione anche gli altri vogliono lo stesso, hai tanto da dare agli altri come gli altri hanno tanto da dare a te.

7

Concediti del relax

Una vita sempre di corsa e piena di impegni non porta da nessuna parte, è bene, ogni qual volta lo ritieni opportuno, fermarsi per prendersi un po’ di tempo da dedicarsi.

È una forma di amore per se stessi.

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Presto, dormi!

Sembra banale, ma andando a dormire ad una certa ora, soprattutto se la mattina ci si deve svegliare presto aiuta a vivere la giornata molto meglio e partire carichi.

9

È inutile!

Non perdere del tempo prezioso facendo attività che non servono a niente e nessuno, cerca piuttosto di organizzare le tue giornate e impegnarti al massimo per andare a dormire la sera senza avere rimorsi per ciò che non sei riuscito a fare.

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Questi sono solo alcuni dei buoni propositi da aggiungere alla tua lista, quali seguirai?

Eleonora Bracaglia