Cari Lettori, bentornati!

Cari Lettori,

eccoci di nuovo online con un numero dedicato alle città.

Anche quest’anno vi terremo compagnia con i nostri articoli, video, gallery e con le nostre immancabili interviste ai prof. e agli studenti dell’IMI!

La Redazione di Voci di corridoio vi augura buona lettura e vi invita a partecipare numerosi alla realizzazione dei prossimi numeri.

Milano: una bellezza da scoprire

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Passeggio per la città senza una meta o un obbiettivo preciso, solo per guardarla in tutta la sua bellezza.

Milano è divisa in molti quartieri. Il centro città, dove si trovano gli edifici culturali e i luoghi d’interesse artistico, è il luogo in cui si sviluppa l’economia, capace di attrarre turisti provenienti da varie nazioni.

C’è poi la zona del parco Sempione, il luogo in cui un milanese di solito va a rilassarsi, a studiare o a correre: il parco è molto vasto e ci sono dei luoghi dove è possibile godersi momenti di relax. Read more

Le città poetiche

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Nel 1300 Dante Alighieri, in alcuni passi  della Divina Commedia, cantava la sua Firenze, che dovette lasciare in seguito all’esilio, mentre nel 1800 fu invece il turno di Ugo Foscolo,  che dedicò uno dei suoi più memorabili sonetti alla sua amata Zacinto, attuale Zante.  O ancora, Lucia, protagonista del romanzo I promessi sposi di Alessandro Manzoni, la quale rivolse un profondo e sentito addio al suo paese natale.

Questi sono solo pochi esempi tratti da alcuni tra i più grandi poeti della letteratura italiana in cui il tema della città viene trattato con sfumature legate al tema dell’abbandono. Esistono però esempi slegati da questo particolare aspetto, e, dato che noi studenti dell’Imi abbiamo visitato il mese scorso città diverse, ecco come queste ed altre vengono ricordate nella letteratura:

RAVENNA

Ravenna, glauca notte rutilante d’oro,

sepolcro di violenti custodito

da terribili sguardi,

cupa carena grave d’un incarco

imperiale, ferrea, construtta

di quel ferro onde il Fato

è invincibile, spinta dal naufragio

ai confini del mondo,

sopra la riva estrema!

 

Ti loderò pel funebre tesoro

ove ogni orgoglio lascia un diadema.

Ti loderò pel mistico presagio

che è nella tua selva quando trema,

che è nella selvaggia febbre in che tu ardi.

O prisca, un altro eroe renderà l’arco

dal tuo deserto verso l’infinito.

O testimone, un altro eroe farà di tutta

la tua sapienza il suo poema.

 

Ascolterà nel tuo profondo

sepolcro il Mare, cui ’l Tempo rapì quel lito

che da lui t’allontana; ascolterà il grido

dello sparviere, e il rombo

della procella, ed ogni disperato

gemito della selva. «È tardi! È tardi!»

Solo si partirà dal tuo sepolcro

per vincer solo il furibondo

Mare e il ferreo Fato.

(Gabriele d’Annuzio, Elettra)

 

FIRENZE

E come ‘l volger del ciel de la luna

cuopre e discuopre i liti sanza posa,

così fa di Fiorenza la Fortuna:

per che non dee parer mirabil cosa

ciò ch’io dirò de li alti Fiorentini

onde è la fama nel tempo nascosa.

(Dante Aligheri, Inferno XVI, 82-87)

 

Godi, Fiorenza, poi che se’ sí grande,

che per mare e per terra batti l’ali,

e per lo ‘nferno tuo nome si spande!

Tra li ladron trovai cinque cotali

tuoi cittadini onde mi ven vergogna,

e tu in grande orranza non ne sali.

(Dante Alighieri, Inferno XXVI, 1-6)

 

Fiorenza dentro dalla cerchia antica,

ond’ella toglie ancora e terza e nona,

si stava in pace, sobria e pudica.

Non avea catenella, non corona,

non gonne contigiate, non cintura

che fosse a veder piú che la persona.

(Dante Alighieri, Paradiso XV, 97-102)

 

VENEZIA

Colombaia dorata sull’acqua,

tenera e verde struggente,

e una brezza marina che spazza

la scia sottile delle barche nere.

 

Che dolci, strani volti tra la folla,

nelle botteghe lucenti balocchi:

un leone col libro su un cuscino a ricami,

un leone col libro su una colonna di marmo.

 

Come su di un’antica tela scolorita,

il cielo azzurro fioco si rapprende…

ma non si è stretti in quest’angustia,

e non opprimono l’umido e l’afa.

(Anna Achmàtova, La canna)

 

FERRARA

O deserta bellezza di Ferrara,

ti loderò come si loda il volto

di colei che sul nostro cuor s’inclina

per aver pace di sue felicità lontane;

e loderò la chiara

sfera d’aere ed’acque

ove si chiude la mia malinconia divina

musicalmente

E loderò quella che più mi piacque

più delle altre

delle donne morte

e il tenue riso ond’ella mi delude

e l’alta immagine ond’io mi consolo

nella mia mente.

Loderò i tuoi chiostri ove tacque

l’uman dolore avvolto nelle lane

placide e cantò l’usignolo

ebro furente.

 

Loderò le tue vie piane,

grandi come fiumane,

che conducono all’infinito, chi va solo

col suo pensiero ardente,

e quel loro silenzio ove stanno in ascolto

e quel loro silenzio con le porte che sembrano voler ascoltare

tutte le porte

se il fabro occulo batte su l’incude,

e il sogno di voluttà che sta sepolto

sotto le pietre nude con la tua sorte.

(Gabriele d’Annunzio, Elettra)

 

ZACINTO

Né più mai toccherò le sacre sponde

ove il mio corpo fanciulletto giacque,

Zacinto mia, che te specchi nell’onde

del greco mar da cui vergine nacque

 

Venere, e fea quelle isole feconde

col suo primo sorriso, onde non tacque

le tue limpide nubi e le tue fronde

l’inclito verso di colui che l’acque

 

cantò fatali, ed il diverso esiglio

per cui bello di fama e di sventura

baciò la sua petrosa Itaca Ulisse.

 

Tu non altro che il canto avrai del figlio,

o materna mia terra; a noi prescrisse

il fato illacrimata sepoltura.

(Ugo Foscolo, A Zacinto)

 

MILANO

Fra le tue pietre e le tue nebbie faccio

villeggiatura. Mi riposo in Piazza

del Duomo. Invece di stelle

ogni sera si accendono parole.

Nulla riposa della vita come

la vita.

(Umberto Saba, Canzoniere)

 

NAPOLI

Tra i monti viola dorme

Napoli bianco vestita,

Ischia sul mare fluttua

Come nube purpurea;

La neve tra i crepacci

Sta come studio candido di cigni;

Il nero Vesuvio leva il capo

Cinto di rossi riccioli.

(Hans Christian Andersen)

 

BERGAMO

Bergamo, nella prima primavera

ti vidi, al novel tempo del pascore.

Parea fiorir Santa Maria Maggiore

di rose in una cenere leggera.

 

E per l’aer volar pareano a schiera

i chèrubi fuggiti da Trescore,

quei che Lorenzo Lotto il dipintore

alzò fra i tralci della Vigna vera.

 

Davanti la gran porta australe i sassi

deserti verzicavano d’erbetta,

quasi a pascere i due vecchi leoni.

 

Dolce correa per la città dei Tassi

la melode a destar la verginetta

Medea sepolta presso il Coleoni.

 

Destarsi la dormente, qual la pose

su l’origlier di marmo l’Amadeo:

gli occhi aprirsi, le labbra LAVS DEO

clamare, le due mani sparger rose:

 

quest’opere vid’io meravigliose

del lene April; ma in vetta al mausoleo,

tutt’oro l’arme, il gran Bartolomeo

pronto imperar tra le Virtù sue spose.

 

Non diemmi forse l’alto Condottiere,

benigno a’ suoi ed a’ nimici crudo,

col suo gesto il segnal della riscossa?

 

Oh seme delle nostre primavere!

Triplice egli ebbe nell’invitto scudo

il carnal segno della maschia possa.

 

L’ombra canuta del Guerrier sovrano

a Malpaga erra per la ricca loggia,

mutato l’elmo nel cappuccio a foggia,

tra i rimadori e i saggi in atto umano.

 

E tu, Bergamo, il suo sepolcro vano

chiudi. Ma all’aspro vento che da Chioggia

sìbila è vivo! Ancor di strage ha roggia

l’unghia e la pancia il suo stallon romano.

 

Stretto nel pugno il fólgore di guerra,

i fanti contra Galeazzo ei sferra

tonando co’ mortaro e la spingarda.

 

Arcato il duro sopracciglio, ei guarda

di su la manca spalla irta di piastra;

e, bronzo in bronzo, nell’arcion s’incastra.

(Gabriele d’Annunzio, Elettra)

 

Nicoletta Lamperti

 

 

Lucca 2016 Gold Edition

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Eccoci al Lucca Comics & Games, che ha appena compiuto i suoi 50 anni!

Questa manifestazione è una fiera sul mondo dei fumetti, giochi, videogiochi e animazione che si svolge ogni anno negli ultimi giorni di ottobre e prosegue fino ai primi di novembre, seconda per grandezza solo al Comiket di Tokyo. Per celebrare il raggiungimento del cinquantesimo anniversario, quest’anno è durata ben cinque giorni, da venerdì 28 ottobre a martedì 2 novembre e ha superato il record di biglietti venduti, per un ammontare di oltre 270000. Nonostante il numero di persone elevato, visitare i vari stand non è stato impossibile.

Ora passiamo alla parte più interessante, ovvero ciò che abbiamo visto!

Il primo giorno in cui siamo arrivati è stato sabato, ma la prima giornata veramente vissuta è la domenica: come prima tappa ci siamo posti il Japan Town, indubbiamente il luogo più adatto per acquistare materiale proveniente direttamente dal Paese del Sol Levante, a partire dallo stand Bandai Namco fino ad arrivare alle bancarelle di magliette, o a quelle di action figures. Subito dopo, pranzo al Mangiappone per ripartire subito e recarsi agli stand delle case editrici, fra cui spiccano Panini, Star comics, J-pop, Bao Publishing e RW Edizioni.

Erano presenti numerosi autori e personaggi del mondo dell’intrattenimento, per esempio Charlie Adlard, Licia Troisi, Emanuela Pacotto, Frank Cho e l’intramontabile Cristina D’Avena. Peccato averne visti di sfuggita solo alcuni: Teresa Radice e Stefano Turconi in visita alla Bao con i figli e l’indaffaratissimo Zerocalcare, mentre ci siamo persi per 10 minuti Leo Ortolani.

Immancabile un salto all’Animeclick e al suo celebre gioco dei tappi nel quale si possono vincere gadget o manga.

Dopo esserne usciti distrutti, la domenica proseguiamo la visita ai padiglioni delle case editrici, facendo un salto alla Bonelli che festeggia i 30 anni di Dylan Dog (celebrati con una cover variant sempre ad opera di Zerocalcare). Terminato il giro degli stand degli editori, trascorriamo buona parte della giornata in Corso Garibaldi curiosando fra i vari fumetti in sconto sui banconi e dedicando la parte rimanente del pomeriggio allo stand Fox per The Walking Dead, piccolo e abbastanza deludente,  e a Villa Bottini per quello di Final Fantasy, non grandissimo ma ben integrato con il luogo in cui si svolgeva la mostra e ricco di sessioni di gioco e video volti a promuovere la celebre serie di videogiochi.

Torniamo a casa lunedì sera distrutti ma soddisfatti.

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Lucca si è rivelata una bella fiera degna delle aspettative, con un programma fittissimo di eventi, impossibile da visitare nella sua completezza. L’organizzazione è stata all’altezza della manifestazione e ci sono state anche importanti presenze, fra cui Banderas in versione mugnaio, come potete vedere dalla foto qui sotto:

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Consigli utili per i futuri partecipanti:

  • Munitevi in anticipo dei biglietti per evitare lunghe code alla cassa
  • Prenotate con anticipo l’alloggio per non ritrovarvi in sistemazioni troppo distanti o troppo care

Giada Muzio

Hard Times in Washington

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Donald Trump è il 45mo presidente degli Stati Uniti. Con la chiusura dei seggi in Alaska, l’America ha scelto. Anche l’ultimo Stato occidentale ha assegnato i suoi 3 grandi elettori al candidato repubblicano, facendogli superare la quota di 270 grandi elettori necessari alla vittoria. Hillary Clinton, sconfitta, ha  rotto il silenzio parlando solo parecchie ore dopo i risultati.

Trump ha compiuto un miracolo e, contraddicendo i sondaggi, ha conquistato tutti gli stati necessari – tra cui Ohio, Florida, North Carolina –  infrangendo il sogno della prima donna alla Casa Bianca.

“Sarò il presidente di tutti gli americani”, ha promesso Trump dal palco dell’Hilton di Manhattan. “Cercheremo alleanze, non conflitti, nel mondo”, dice ancora Trump, sottolineando che gli Stati Uniti “andranno d’accordo con tutti coloro che vorranno andare d’accordo con noi”  preannunciando “un progetto nazionale di rinnovamento” che raccoglierà le menti “migliori e più brillanti”.

Come funzionano le elezioni a stelle e strisce? L’obiettivo dei due candidati a presidente è raggiungere il magic number dei 270 grandi elettori necessari per conquistare la Casa Bianca. Oltre al presidente, si è votato per eleggere l’intera Camera dei rappresentanti e un terzo dei senatori. Gli aventi diritti di voto sono 221 milioni di cittadini, 27 milioni dei quali sono afroamericani, oltre 27 milioni ispanici e circa 9 milioni asiatici. Gli elettori l’8 novembre hanno scelto i 538 grandi elettori che formano il Collegio elettorale che, a sua volta, elegge il presidente e il vice presidente. I grandi elettori si dividono tra i vari Stati a seconda della popolazione e, con l’eccezione di Maine e Nebraska, il candidato più votato in ciascuno Stato ottiene tutti i grandi elettori in palio.

Il percorso elettorale che ha visto contrapporsi Hillary Clinton e Donald Trump per la Casa Bianca è stato contraddistinto da parole e promesse forti, in particolare su argomenti sensibili. In generale, la Clinton si poneva in continuità con quanto fatto dal suo predecessore Barack Obama: gestione dei flussi migratori, interventismo militare, ruolo guida degli Stati Uniti negli equilibri mondiali, valorizzazione del ruolo della donna, tutela ambientale e riforma della sanità. Trump, all’opposto, ha incentrato la sua campagna elettorale su un ritorno all’isolazionismo, espulsioni dei migranti, maschilismo, riduzione del ruolo USA nella Nato ed eliminazione dell’Obamacare.

Otto anni fa gli stati uniti eleggevano il primo presidente afroamericano della storia, l’outsider Barack Obama, senatore dell’Illinois. Anche la Santa Sede venne contagiata dall’entusiasmo che percorse il mondo nelle ore successive al diffondersi della notizia, rompendo la prassi diplomatica. Quello che si respira in questi giorni dalle parti di San Pietro è ben altro, mentre alla Casa Bianca viene eletto il multimiliardario la cui campagna è stata contrassegnata da slogan xenofobi e razzisti. Trump si è lanciato verso la presidenza proponendo di rafforzare la barriera che divide il Messico dagli Stati Uniti, una frontiera che coinvolge anche due mondi: il Nord e il Sud, i poveri dell’America Latina e gli Stati Uniti, terra della ricchezza – vera o presunta poco importa.

Lo stesso Papa Francesco condanna con la massima durezza coloro che costruiscono muri, definendoli, senza esitazione,  non cristiani. “Costruire ponti”, del resto, è sempre stato il messaggio di Francesco: ponti fra culture, popoli, realtà sociali, nazioni. E Trump è sempre stato – senza mai nasconderlo – la negazione di questo principio. Il nuovo presidente degli Stati Uniti è il leader-simbolo di chi, nel precipitare della crisi, pensa a chiudere le porte della cittadella in una visione dichiaratamente egoistica e anti-solidale.

Con l’elezione di Donald Trump alla Casa Bianca, quella di Mauricio Macri in Argentina, e l’ascesa al potere di Michel Temer in Brasile – dopo le dimissioni di Dilma Rousseff – si delinea un asse tutto fondato sul potere della grande finanza che ha certo diverse strategie al suo interno, ma che ha un punto in comune: la cancellazione del capitolo povertà e welfare state dalle agende dei governi.

La vittoria del multimilionario americano è sintomo solo in parte di nuovi disagi e del peggior vecchiume reazionario di una tragica America ignorante e maniaca delle armi; e l’esultanza simultanea, in tutto il mondo, dei fascisti di ogni ordine, dice, dell’accaduto, se non tutto, moltissimo.

Oggi,

i perdenti siamo tutti noi

e la nostra libertà.

Giulia Porrino

Le città illusorie

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Le grandi città esercitano su di noi un fascino irresistibile: dal verticalismo di New York alla regalità di Londra, dall’intramontabile Firenze, dove il tempo sembra essersi fermato all’età della Rinascita intellettuale, fino al romanticismo di Parigi.

Città incantevoli, create dagli uomini infondendovi un alito di vita che le ha rese immortali e al tempo stesso dotate di un’inspiegabile vitalità e dinamismo.

In queste opere d’alta ingegneria, l’uomo ha investito energie per renderle degno sfondo delle proprie gloriose vicende, ma ora la prospettiva sembra che si stia capovolgendo: città protagoniste, abitate da uomini che fanno loro da cornice.

In queste città che sembrano in grado di darci tutto ciò di cui abbiamo bisogno, veniamo quotidianamente in contatto con centinaia di persone che ci diventano sempre più indifferenti, rendendoci così assuefatti al rumore da smettere di ascoltare.

Già il sociologo tedesco Louis Wirth affermava nel suo L’urbanesimo come modo di vita che “quanto più numeroso è il gruppo di persone in reciproca interazione, tanto minore è il livello di comunicazione”. Una sentenza che fa riflettere e che sembra spiegare anche la diffusione di massa di smartphone e servizi di messaggistica istantanea: queste città ci occupano così tanto da farci passare persino la voglia di parlare.

Sono tante le distrazioni che offrono, tante sicuramente le opportunità, ma forse ci fanno dimenticare un po’ chi siamo e cosa vogliamo… Offrono così tante bellezze da renderci titubanti nell’individuare quelle vere e quelle effimere ed è per questo che, nel non riuscire a darci una scala di valori, la nostra identità viene sovrastata dall’imponenza degli edifici, ovattata dal suono della metro.

È così che l’uomo, senza sapere esattamente cosa vuole, si perde in queste città-labirinto, in una costante ricerca di qualcosa che lo possa finalmente soddisfare.

L’uomo della città sale e scende dalle scale mobili dei grandi magazzini, dai treni sempre in ritardo, da ascensori che portano a piani che sembrano toccare il cielo.

Siamo percorritori inconsapevoli di quelle scale impossibili che Esher, nel suo genio, aveva colto: rampe che salgono e scendono in un ciclo infinito, così come noi, pellegrini erranti destinati a fallire nella nostra post-moderna quete personale, nella nostra tensione alla ricerca della felicità.

Le città che tanto amiamo, che ci hanno rubato il cuore, delle quali conserviamo ricordi indelebili, sono però anche questo: scale infinite e figure dalla doppia faccia come il famoso vaso di Rubin.

Ci sembra di camminare in strade che portano da qualche parte, ma in realtà non stiamo andando in nessun luogo.

Ecco che, se guardate dal giusto punto di vista, le città diventano solo bellissime illusioni ottiche che vanno vissute per quello sono, per poi ricordarci di tornare a noi stessi e ai veri umani, che sono unica fonte delle nostre certezze perché “le città, come i sogni, sono costituite di desideri e di paure, anche se il filo della loro discorso è segreto, le loro regole assurde, le prospettive ingannevoli, e ogni cosa ne nasconde un’altra …” (Italo Calvino, Le città invisibili).

Beatrice Fumagalli

Le città musicali

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Ieri pomeriggio ascoltavo la radio e il Dj ha trasmesso una canzone dei Baustelle dal titolo “Un romantico a Milano”. La canzone parla di una Milano cupa e senza prospettive. Subito la mia mente torna alle parole di “O mia bela Madunina” dove si invita la gente a venire a Milano per vedere la Madonnina del Duomo.

Molte canzoni parlano delle città descrivendone le vie, i monumenti, i modi di vivere…

Ogni autore, parlando delle città nelle sue canzoni, vuole mettere in luce le diversità dei modi di vivere ed evidenziare il fatto che ogni città ha una propria anima, un proprio cuore.

L’autore vuole far provare, a chi ascolta la sua canzone, le stesse sensazioni ed emozioni che ha provato componendo la canzone e, quando un ascoltatore si emoziona e la ricanta, anche solo accennata, è segno che essa ha colpito e centrato l’obiettivo.

Un altro motivo per il quale un autore parla della propria città nelle canzoni, potrebbe essere quello di invogliare le persone a venire in città… come recita una famosa canzone del compianto Giorgio Gaber:

com’è bella la città

com’è viva la città

com’è allegra la città…

In conclusione… per vivere… venite in città!!!!

Francesco Vista